"...a determinare il valore che un libro può avere per me, non ha alcun rilievo che sia famoso o di moda. I libri non ci sono perché per un certo tempo tutti li leggano e li dimentichino come una notizia di sport o di cronaca nera: i libri vogliono essere goduti e amati con calma e serenità..."

Hermann Hesse

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Appello ai naviganti!
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Questo angolo di bosco del web, è aperto alla collaborazione Seria e Costante con disegnatori, registi e quanti vogliono usare le mie storie come soggetti per la loro creatività. L'unione fa la forza, al momento non prometto denari - non ci sono neanche per il sottoscritto - ma tanta gloria!

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martedì 7 settembre 2010

"De Bello Canepiciano"!

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Questo il titolo della prima rievocazione storica tenutasi a Volpiano (TO) domenica 5 settembre, che tradotto dal latino significa "La Guerra del Canavese" opera scritta nel Trecento da tale Pietro Azario che descrive le lotte per l'egemonia di potere che insanguinarono il territorio in pieno Medioevo.
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I fatti riguardano lo scontro tra i Marchesi del Monferrato e i Conti di Savoia, i primi protettori dei Conti di Valperga di parte Ghibellini contro i Conti di S.Martino, Guelfi, spalleggiati dai Savoia, battaglia che culmina con la presa del Castello di Volpiano nel 1339 baluardo di fondamentale importanza strategica e militare (distrutto soltanto nel 1555 dai francesi dopo un lungo assedio) da parte di Pietro da Settimo, agli ordini del Marchese del Monferrato Giovanni Il Paleologo, il quale farà testamento e morirà entro le sue mura nel 1372 e che resta uno dei condottieri dell'epoca più abili d'Europa. A esso è stato intitolato il torneo d'armi seguito alla rievocazione della battaglia, dove figuranti si sfidano come avveniva nelle usanze del tempo.

Piaciuta la lezione concentrata di storia?!

Un'infarinatura era necessaria, per i più curiosi restano i cari vecchi libri, sì perché la rete è avida di informazioni sull'episodio in questione, e siccome le immagini parlano più di tante parole, stavolta per Voi mi sono trasformato in reporter e armato di fotocamera ho cercato di catturare istanti e angoli di questa domenica insolita per volpianesi e non, tengo a dire che le foto non sono posate, colte sul "fatto" e io non sono un fotografo pertanto... giudicate Voi!

PS. a proposito, da qualche giorno avete più possibilità di partecipare al sito e dire la Vostra, non solo i commenti - sempre benvenuti - ma anche le "reazioni" che suscita un articolo e i collegamenti con i social network per spargere la voce, ci conto;-)
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E non è finita qui, presto la seconda parte del servizio...

venerdì 27 agosto 2010

Gocce d'Argento

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«Ero giovanissimo, un bambino. Venni a Torino con mio padre, che doveva andarci per lavoro. Arrivammo di sera, pioveva, e subito la trovai una città bellissima. Aveva appena piovuto, le strade riflettevano la luce di questi lampioni, queste luci gialle... le strade luccicavano. Mi piaceva molto, aveva un’aria malinconica e nello stesso tempo inquietante. Non pensavo che avrei mai fatto il regista, ma ero sicuro che Torino sarebbe stata una città ideale per girarci dei film; anche se non conta la città in se stessa per rendere più o meno pauroso il film, perché dipende da come la si inquadra, da come la si illumina.»


Così racconta il primo incontro magico con la città della Mole Dario Argento, città che l'ha visto lanciare la moda del thrilling all'italiana, dei film coi titoli zoomorfi, del successo di Profondo Rosso:


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«Ho poi utilizzato diversi scenari italiani per i miei film, anche se spesso non li ho specificati. A Torino ho girato Il gatto a nove code, Quattro mosche di velluto grigio e soprattutto Profondo rosso. La villa si trova sulle colline della città, un edificio bellissimo, uno degli esempi più belli dell’art déco. L’ho scoperta per caso mentre giravo in auto in cerca di posti interessanti dove girare il film. La villa era in realtà un collegio femminile diretto dalle monache, e siccome ne avevamo bisogno per un mese – fra preparazione e riprese – offrimmo alle occupanti una bella vacanza estiva a Rimini, dove si divertirono tantissimo. Con noi restò una monaca-guardiano che sorvegliò le riprese con austerità.»

Villa Scott detta cosi dal nome del primo proprietario e disegnata per lui dall'architetto Pietro Fenoglio, la vedete nella foto, da allora è nota anche come "la villa del bambino urlan
te", merito di Dario Argento! Nonché meta di pellegrinaggio di appassionati della pellicola da tutto il mondo che non mancano di fare una foto davanti al cancello.
Ma non c'è solo il passato, il rapporto del regista romano con i set torinesi si è rafforzato molto nell'ultimo decennio, tra alti e bassi creativi: "Nonhosonno" (2001), "Ti piace Hitchcock?" (2005), "La terza madre" (2007, in parte girato a Roma e in parte a Torino) e "Giallo" (2009), inedito, che uscirà direttamente per l'home-video.
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«In piazza C.L.N. invece girai la scena in cui Lavia e Hemmings assistono all’omicidio della sensitiva, lì feci costruire appositamente un bar che si ispira al celebre quadro di Edgar Hopper, "Night Hawks", un’opera che mi piaceva molto»
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(tratto da: D. Argento, Prefazione a AA. VV., "Torino città del cinema", Il Castoro, Milano, 2001).

Sotto il quadro a confronto con la piazza che deve la sua particolare architettura "neoclassica" alla totale ristrutturazione avvenuta, insieme a via Roma, durante il fascismo e successivamente intitolata al Comitato di Liberazione Nazionale; le due allegorie poste sulle fontane ai lati rappresentano quella maschile il Po, quella femminile la Dora Riparia, i due fiumi che attraversano la città.
Pare che durante le riprese del film qualche passante scambiasse il locale fittizio per uno vero ed entrasse per prendere un caffé al "Blu Bar"!
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lunedì 9 agosto 2010

Nel mondo di Alice lo sai, le cose più strane vedrai...

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«Se cerchi di inseguire due conigli, finisci col perderli entrambi»
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Non l'ha scritto Lewis Carroll sognando un doppio del Bianconiglio e non è nemmeno la morale di una favola di Esopo, bensì l'ha detto... Grissom, proprio quello di C.S.I.
Non sono un assiduo però le repliche notturne delle prime "stagioni" mi hanno fatto riscoprire questa serie di successo che non conoscevo tantissimo e senz'altro il capo della scientifica è il mio personaggio preferito anche per via di queste sue frequenti chiuse filosofiche. "Meditate gente, meditate!"


E senz'altro i protagonisti del famoso telefilm avrebbero trovato pane per i loro denti dentro il Santuario Madonna delle Grazie di Volpiano.
Vi avevo anticipato di una scoperta al suo interno, risale all'anno scorso quando durante un restauro è stata rimossa la vecchia pavimentazione, nella terra sono state rinvenute alcune sepolture, due in particolare di epoche differenti: l'una in terra nuda, l'altra con lo scheletro adagiato in una cassa lignea.
Non c'è da stupirsi: nel Medioevo e fino all'Ottocento, era consuetudine che illustri personaggi e alti ecclesiastici venissero tumulati nei duomi e nelle cattedrali, mentre in una chiesetta campestre come quella in esame è probabile trattarsi di pellegrini di passaggio, magari diretti proprio per quella via Francigena tanto famosa. Tutto questo era illustrato e spiegato nel dettaglio nei cartelloni curati dalle Belle Arti e posti sotto il portico della chiesa lo scorso giugno, durante "Volpiano a Porte Aperte".
Attualmente le pareti sono state ridipinte con i vivaci colori originali rilevati sotto le precedenti tinteggiature fallaci, è stato posto un nuovo pavimento in pietra tranne dietro l'altare di marmo piemontese: lì si può vedere il perimetro di mattoni dell'abside risalente alla precedente costruzione più piccola dell'attuale, qui verrà posta una grata metallica per consentirne la visione in futuro.
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Se dopo questa pseudo relazione artistico-storica non siete anestetizzati né passati oltre, forse fate in tempo a prendere un frizzante aperitivo nel mio bar di fiducia, è qui sotto casa, l'insegna è quella col diavoletto baffuto e recita "Le ore piccole", entrate prego e... leggete!

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SOTTO SPIRITO

«Eccolo là il cliente affezionato, sempre al suo posto e con il pranzo al sacco!»
Al solito Berto deride il mio cliente più assiduo, un tale fisso allo stesso tavolo con una giacca lisa e una fiaschetta avvolta nella carta fino al collo. Sembra vecchio ma la sua età è un mistero. Svita l'ampolla a testa bassa e se ne versa nel bicchiere, poi rimesta e pesca dall'interno non so cosa con un lungo stecchino.
Qualche sera fa avrei giurato di veder evaporare una nebbiolina dal tappo, un gas imprigionato tra le pareti sporche del vetro. Senz'altro suggestione. O forse confusione dovuta al fumo sospeso nella stanza e alla foschia della notte.
D'altronde è anche possibile trattarsi dei vapori di conserve sotto spirito. Semplici sott'aceti dunque.
Berto non si vede da due giorni, strano. Il “mio cliente” invece non manca mai.
Lo noto come la prima volta e adesso sembra compiacersi della cattura di qualcosa di nero e butterato dalla bottiglia. Lo mastica con gusto. Poi sputa nella mano. Sembrano olive.
Ho chiesto in giro se qualcuno lo conosce, non dovrei, ma ormai è un chiodo fisso.
Mi infastidisce e attrae allo stesso tempo. Dovrei cacciarlo quel perdigiorno, non consuma nemmeno. La prossima volta non lo faccio entrare.
Ho telefonato a casa di Berto, è una settimana che non si fa vedere.
Dice che ha una brutta allergia, ha mangiato qualcosa che gli ha fatto male e ora è “tutto un pus”. Perplesso riattacco e riprendo a fissare lo strano tipo e il suo vaso di Pandora.
Ora dell'aperitivo. Anna aveva la voce strozzata, è riuscita appena a dire che l'hanno trovato al passaggio a livello, il treno l'ha sbalzato via, è malridotto ma riconoscibile, solo gli occhi non sono i suoi, sotto le lenti scure, Berto aveva centinaia di vinaccioli secchi.

FINE.
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mercoledì 21 luglio 2010

A 'Vulpian ...e due

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Dopo tanto dire, stavolta vi prendo per mano per un giro turistico nel famoso mercatino dell'usato di Volpiano (wow, vi vedo già entusiasti).
Non faccio mistero della mia passione per i mercatini delle pulci, mi piace curiosare tra le cianfrusaglie, in particolare libri, fumetti, dvd/vhs, dischi, cd, musicassette, tutti quelli che sono i miei hobby e passioni insomma, perché spesso "buttato lì" c'è quello che cerco, quello che mai mi sarei aspettato di trovare... e soprattutto a un costo ridicolo, alla faccia delle aste on-line.
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E l'ultima volta è andata così.
Prima domenica di luglio, caldo accecante, ore tre del pomeriggio: mi armo di coraggio, sandali e cappellino. Arrivo alla piazza, eccoli là i temerari venditori, parcheggio all'ombra e mi avvio. Ci saranno una ventina di espositori, molti organizzati con cavalletti e banchi, qualcuno con i teli per terra, ma tutti con ombrelloni da spiaggia per ripararsi dalla canicola. Le pur numerose piante della piazza sono troppo giovani e non offrono macchie d'ombra.
Adocchio il venditore del mese scorso: ha una bella scelta di dvd. C'è di tutto, dal documentario sugli egizi al film uscito in edicola col settimanale. I titoli sono quelli dell'altra volta, ma oggi ha abbassato il prezzo: quattro euro.
Scelgo il dvd che vedete in copertina, "Il giorno del cobra", regia muscolare di Enzo G.Castellari con Franco Nero, un poliziesco italiano ma americanissimo nella geografia. Da notare che il dvd è nuovo, ha ancora il cellophane originale, appartiene a una serie uscita in edicola il cui costo è sui dieci euro.
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Stavo per andarmene soddisfatto quando buttato in uno scatolone scorgo un fumetto e quasi non ci credo: "Dario Argento presenta Profondo Rosso"!
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Fa parte di una serie di albi usciti in edicola tra il '90 e il '91, storie presentate dal regista romano talvolta originali e con chiari riferimenti alle sue pellicole - con un'eroina dall'emblematico nome di Stella... Holmes! - altre trasposizioni di classici dell'horror della Hammer Films in versione a fumetti, come nel mio albo Dracula e Frankenstein (la copertina non è quella in foto, la mia è Edizioni Eden "Collection" n.1), non mancano nel mezzo due paginette con news dal mondo argentiano, come l'ultimo film nelle sale o l'intervista... di tutto questo sapevo ma non l'avevo mai visto fisicamente neanche nelle bancarelle più fornite di Torino. E invece era lì nel misconosciuto mercatino di Volpiano... per un euro. Non ci penso due volte.
Se fate una ricerca su e-bay, per citare il posto più conosciuto per cose del genere, vi accorgerete che il prezzo di partenza è dieci volte tanto.
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Insomma con cinque euro mi sono visto un film godibile e letto un fumetto da collezione... quando con la stessa cifra non ti fanno entrare neanche al cinema di lunedì!


E ora un po' di storia.
Il suolo dove si svolge il mercatino mensile ha una storia curiosa. Guardate la cartolina d'epoca.
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Entro quelle mura che delimitano la chiesa c'era il cimitero, sorto nel 1806 durante l'occupazione francese del Canavese, il quale fu "chiuso" soltanto nel 1964, con tanto di esumazioni delle salme e trasferimento dall'altro capo del paese dove era stato costruito il nuovo camposanto in pieno Ventennio: 1932.
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Intorno alla chiesa è stata poi creata la piazza omonima, Madonna delle Grazie, che è la più grande del paese e quella che ospita il mercato, feste, manifestazioni e persino il luna-park. Proprio all'interno del Santuario, interessato l'anno scorso da un restauro interno ed esterno è stata fatta una scoperta che ha interessato le Belle Arti... ma questo ve lo racconto nella prossima puntata;-)

giovedì 8 luglio 2010

Misteri di carta, carte del mistero

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................ ..... ... "Torino è una scatola magica. Basta sollevarne il coperchio e saltano fuori le cose più impensate, i tipi più curiosi, che ti raccontano storie arcane, affascinanti come fiabe."
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Sono parole tratte da un vecchio articolo di "Stampa Sera" (no, non ho un archivio speciale sotto il letto, è riportato sul libro che sto leggendo), a pronunciarle un grande uomo del Novecento, sempre troppo poco ricordato, scrittore, giornalista nonché pittore (fantastici in tutti i sensi i suoi dipinti): Dino Buzzati.
Di lui finora ho letto due opere, poco, ma abbastanza per farlo rientrare tra i miei autori italiani preferiti e fra quelli a cui guardo quando scrivo. La prima è "Il deserto dei tartari", romanzo, uno dei pochi dell'autore che prediligeva la narrativa breve, storia di un giovane ufficiale di stanza in un fortino nel mezzo del deserto nell'attesa infinita ed estenuante del balenarsi all'orizzonte di un fantomatico invasore; l'altra, più significativa, è "La boutique del mistero" raccolta di quella che era la specialità di Buzzati, il racconto fantastico intessuto nel quotidiano, fatto di situazioni e gente comune che si trasformano in personaggi surreali e grotteschi, ma sempre metafora della vita e dei suoi mali e dubbi.
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Quest'ultimo in particolare l'ho scoperto per caso e con lui il suo autore che prima conoscevo solo "per sentito dire". L'ho acquistato anni fa nell'ormai famoso mercatino delle pulci volpianese, forse per un euro o meno, l'edizione era quella abbinata a un quotidiano, mi pare l'Unità, copertina bianca con una finestra che apre le imposte sul cielo... dell'immaginazione. Consigliato (non aggiungo "caldamente" viste le temperature attuali...).

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PS. Ricordo che questo posto non va in vacanza, non fa pause, ferie, soste alcuna, non ritarda: è sempre aperto anche in agosto, quindi continuate a passare di qua perché ne vedrete delle belle, non mi ferma la calura, la canicola e l'afa messe insieme, semmai l'interruzione della linea telefonica per cinque giorni... ma questa è un'altra storia!

domenica 20 giugno 2010

A 'Vulpian

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Ve lo siete mai chiesti? Com'era il paese dove vivo cinquanta, cento o mille anni fa?
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Io l'ho scoperto da qualche anno a questa parte, otto per la precisione, da quando si celebra una festa che mette in luce il passato più e meno recente della cittadina a diciotto chilometri da Torino dove vivo dalla nascita, con mostre di documentazione e foto prese dall'archivo comunale, visite guidate a chiese (ce ne sono diverse, soprattutto cappelle campestri) e luoghi di interesse storico. Uno su tutti il castello. O meglio, i resti del castello perché fu abbattuto dalle cannonate francesi nel 1555, oggi rimangono le mura perimetrali (quelle nella foto) che portano ancora i segni del violento assedio, visitabili soltanto durante questa giornata perché l'area purtroppo è proprietà privata.


Così non manco di fare la ripida salita che parte dal cuore del paese, un centinaio di metri, oltrepassare il cancello, e inerpicarmi sulla collina verde, all'ombra delle piante che sono cresciute nel terrapieno di quello che era il castello. Arrivato in cima mi godo la brezza e la vista sull'intero paese e di parte di quelli vicini, mentre la guida spiega le vicende storiche dell'Anno Mille e cosa ha portato alla sua distruzione.
Quest'anno ho avuto un incontro inaspettato: mentre scendevo verso il centro ho incrociato altri visitatori che andavano nella direzione opposta, tra i quali un volto noto che non sono riuscito subito ad associare al nome... più tardi ho riconosciuto un giornalista del Tg3 Regionale Rai!
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Non me l'aspettavo proprio nel mio paese... e scommetto che tanti pensano la stessa cosa del loro, invece i piccoli centri spesso custodiscono grandi tesori "nascosti sotto il nostro naso".
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La prossima volta magari vi racconto del "trasloco" del cimitero, sembra lo spunto per una storia horror di infima categoria invece è successo davvero, ma ora vi lascio a un'altra storia, spero non infima, della serie "Le ore piccole", ironia della sorte dedicata a uno dei miei cibi preferiti... come Donatello, Michelangelo, Leonardo e Raffaello insegnano, ma sì loro, le mitiche tartarughe ninjia! Avete capito cos'è??
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Presto si aggiungerà l'illustrazione originale di Fabiano Zaino, intanto dite la Vostra, mi raccomando, altrimenti...!


PONY-EXPRESS

Sole o pioggia non fa differenza, è sempre la stessa storia. Anzi, la stessa pizza.
Da tre mesi consegna cartoni in sella allo scooter di seconda mano, ha già imparato ad associare indirizzo, faccia e soprattutto mancia. Quando c'è.
Ripassa mentalmente la sequenza delle consegne calcolata sul risparmio di tempo e del traffico cittadino, il sole è già basso e il portavivande termico ancora pieno: il giro è appena iniziato.
Due Quattro stagioni in piazza Leonardo, la Biancaneve alla bella bionda, tre Funghi&prosciutto ai nuovi villini e infine una sulla provinciale. Questo dev'essere nuovo, non ricorda né faccia né mancia.
Da gas al cinquantino, prima finisce meglio è.
Quando si trova sulla provinciale all'indirizzo segnato non sa se ridere o incazzarsi.
Senz'altro è una svista – l'ennesima – di quella svampita di Sara che prende gli ordini. O peggio uno scherzo idiota per non averla invitata a cena. Che stronza.
Non c'è nulla. La strada è una retta d'asfalto che separa campi da altri campi, granoturco da spighe.
Sulla destra s'intravede una cabina sgangherata coi vetri rotti. Accosta. Possibile che l'abbiano chiamato da lì?
Si guarda intorno. Nota una cancellata nascosta dalla vegetazione, sui pilastri di mattoni rossi poggiano due pigne stilizzate.
Sul citofono non c'è il nome e la strada sterrata si perde nell'orizzonte ombroso e buio. Suona lo stesso. Riprova.
Niente da fare, risponde un fruscio elettrico.
Si appresta a rimontare in sella e fare dietrofront quando dalla cabina trilla la cornetta.
Impossibile, sarà guasta da anni. Poi si accorge degli alberi.
Flettono verso il basso. Sussultano scossi dal di dentro. Un peso opprime le cime che formano una cupola agitata. Ma non c'è un filo di vento, le spighe tutt'attorno sono immobili.
Ombre di gargoyle annusano l'aria pronte a planare sul suo scalpo. E pensare che quell'ultima pizza è una diavola.

FINE.

venerdì 4 giugno 2010

Etruschi di celluloide

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Qualche sera fa, anzi notte (!), mi sono imbattutto, scontrato, su Rai Premium (il canale digitale votato alle fiction e produzioni Rai degli ultimi dieci, quindici anni) in "Sotto la luna", unico indizio dato dal bottoncino "info" del telecomando era trattarsi di "giallo". Così ho cominciato a guardarlo.
Parte quasi bene: tombaroli improvvisati nella notte in una necropoli etrusca, ma il mistero dei luoghi e il fascino che invariabilmente emana l'illuminata civiltà etrusca sfuma subito nella commedia anonima televisiva, di cui non c'è traccia neanche nel web se non il minimo accenno negli archivi di questo film del '98. Unica nota: la presenza di Claudia Gerini per i fan.
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Però mi ha ricordato quando gli Etruschi spaventavano davvero.
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In particolare ad almeno un paio di pellicole: "L'Etrusco uccide ancora" (1972) di Armando Crispino e "Assassinio al cimitero etrusco" (1982) di Sergio Martino, due piccole perle del thrilling italiano che si passano dieci anni prolifici del nostro cinema, i migliori (entrambi disponibili in dvd ma spesso replicati in orari folli della notte).
Ma anche la Rai in passato sapeva far bene e lo fece con il celebre sceneggiato in cinque puntate "Ritratto di donna velata" (trasmesso nel 1975) per la regia di Flaminio Bollini, protagonisti principali Nino Castelnuovo e Daria Nicolodi (nella foto, famosa allora per il successo di "Profondo rosso" al cinema) girato tra Volterra e Firenze, dove lei era una misteriosa donna che assomigliava in maniera impressionante al ritratto di una dama velata del '700, intorno la ricerca di un'urna etrusca di famiglia spezzata in due parti potrebbe portare al ritrovamento di un tesoro... con le musiche d'atmosfera di Riz Ortolani, in particolare la sigla con l'enigmatica statuetta chiamata "L'Ombra della Sera" nientemeno che dal Vate, Gabriele D'Annunzio.
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Chi l'ha visto credo che non dimentica facilmente l'apparizione improvvisa fra le nebbie ai due protagonisti in auto del cavaliere "in domino nero", quasi figura simbolo di un genere, quello dello sceneggiato del mistero Anni Settanta, in quel bianco e nero sgranato, pallido come la luna, ma quanto fascino gotico!