"...a determinare il valore che un libro può avere per me, non ha alcun rilievo che sia famoso o di moda. I libri non ci sono perché per un certo tempo tutti li leggano e li dimentichino come una notizia di sport o di cronaca nera: i libri vogliono essere goduti e amati con calma e serenità..."

Hermann Hesse

.
.
Appello ai naviganti!
.
Questo angolo di bosco del web, è aperto alla collaborazione Seria e Costante con disegnatori, registi e quanti vogliono usare le mie storie come soggetti per la loro creatività. L'unione fa la forza, al momento non prometto denari - non ci sono neanche per il sottoscritto - ma tanta gloria!

.


martedì 9 marzo 2010

L'elefante contro la formica rossa e inca...!

.
. .
"Give me what I want,
and I will go away."

.
Datemi quello che voglio e io me ne andrò.
Questo l'oscuro messaggio dell'uomo che viene arrestato nel tranquillo paesino isolano durante un'eccezionale tormenta di neve.
Il lungo film in tre parti - trasmesso recentemente per tre venerdì consecutivi da Rai4 senza interruzioni pubblicitarie durante i circa novanta minuti di ogni puntata, tanto di cappello - è tratto dall'omonimo libro "La tempesta del secolo", scritto come sceneggiatura da Stephen King.
.
Nella storia sono presenti i topos cari allo scrittore del Maine: la piccola comunità della provincia americana, chiusa in sé che nasconde dietro la normalità i più biechi segreti, l'arrivo dell'elemento esterno ed estraneo che altera gli equilibri mettendo gli uni contro gli altri privandoli della maschera, la scelta per il bene della collettività, la famiglia e il Male.
Oltre quattro ore totali sono troppe per quanto piacevoli, soffre di quella che lo stesso King nelle sue prefazioni ironicamente definisce "elefantiasi" della scrittura, la stessa che gli permette di sfornare annualmente tomi di mille pagine e viste le milioni di copie vendute in tutto il mondo non è così grave!
.
E dove c'è "l'elefante" non può mancare la formica, anch'io ogni tanto ricevo graditi quanto inaspettati apprezzamenti per le mie storie, come questo sms di una cara amica che saluto e che sarà sorpresa di leggerlo qui:
.
"Io non amo lo stile troppo descrittivo ma tu non fai una descrizione fisica, tu usi le immagini per trasmettere le sensazioni. Poi quel racconto non era facile da scrivere con quegli sbalzi temporali."
.
Si riferiva al racconto "Carname" contenuto in "Mangiami!".
E di certo non soffrono di elefantiasi i miei racconti condensati dell'immancabile serie "Le ore piccole", ecco finalmente il nuovo concentrato di sogni e incubi accompagnato dall'evocativo disegno originale di Fabiano Zaino... a Voi commentare!
.
.
L'ICONOGRAFIA

Non ha smesso di pensarci un attimo da quando ha ricevuto quella telefonata.
Anche adesso mentre parcheggia la lucida berlina nel posto riservato davanti al palazzo di famiglia rimugina le parole.
L'androne è silente tra le colonne marmoree e la lanterna fioca sotto la volta, le scale salgono ripide in spire di ferro battuto dagli intrecci floreali.
Non è un caso, sei mesi prima è successa la stesa cosa al padre.
Due facchini faticano scendendo i gradini con un pregevole cassettone di noce del secolo scorso.
Lo riconosce: è quello della camera materna, è stato avvisato anche dell'asta.
Suo padre non l'avrebbe permesso, ma da quando era tornato dall'India non era più lui. E poi si era ammalato quasi subito.
L'ascensore ferma al terzo piano. Echeggiano voci tra le mura, l'eco scende nella tromba delle scale e risale distorto, sussurrato.
Dopo la morte del genitore ha setacciato tutto quanto c'era nelle proprietà, comprese le casse portate dall'ultimo viaggio, l'esperto che aveva consultato era stato chiaro: da quello dipendeva la salvezza.
Rita alle loro dipendenze da trent'anni lo aspetta sconvolta sulla porta. È stata lei a chiamare quando la situazione è precipitata.
La casa spoglia è irriconoscibile, l'unica stanza abitata è il catafalco della madre.
Quattro candelieri ai vertici della bara aperta e una serie di lumini rossi e drappi ai muri, anche per coprire la fuliggine. Incredulo esce.
Due operai stanno smontando il letto.
«Quello era sotto il materasso»
L'uomo indica una tavola dipinta, in un angolo.
Sembra un'iconografia sacra: la figura scrostata indossa una tunica lunga fino ai piedi, le mani coperte da guanti e il volto in ombra è posato sulla fiera alla sua destra mentre accarezza il capro nero alla sinistra. Un demonio pallido che ha succhiato via l'anima di sua madre.

FINE.

7 commenti:

3Deimos ha detto...

Anche questo racconto mi è proprio piaciuto. Fabio, il tuo stile mi piace perchè alla base sembrano sempre storie "normali" e invece alla fine il colpo di scena (spesso inquietante) ti fa capire tutto.

Peccato che il disegno non sia riuscito a visualizzarlo proprio bene: come sempre è difficile mettere su carta quello che sia ha in testa.

Fabio Marangoni ha detto...

Ciao Fabiano,

che sorpresa leggerti qui, pensare che proprio cinque minuti fa ti ho inviato una mail chiedendoti cosa ne pensavi del racconto!:-)

Grazie, mi fa piacere di averlo "indovinato", è proprio come dici tu: storie all'apparenza normali, persino banali del quotidiano, dove succede qualcosa di strano e inatteso che sconvolge la routine, almeno è quello che provo a fare!

Il disegno è ben fatto come sempre, il personaggio inquietante me lo sono figurato così, è bello vedere (e non solo immaginare) le proprie fantasie.

ciao,

3Deimos ha detto...

Ciao Fabio, ti rispondo qui che mi sembra più consono. Hai perfettamente sulla "fiera" del racconto/disegno ma come anche tu saprai, per disegnare c'è anche bisogno di un riscontro con la realtà e in questo caso ho preferito togliere che non illustrare baggianate, visto che cercando in internet materiale visivo, ho trovato pochissimo per farmi una chiara idea del suddetto animale.

Fabio Marangoni ha detto...

Ciao Fabiano,

sorpreso e contento di rileggerti qui:-)

Ci mancherebbe altro riguardo la fiera del racconto, il disegnatore sei tu e scegli come e cosa illustrare al meglio delle tue possibilità, e poi è anche una tua interpretazione del racconto stesso.
Io scrivendo "fiera" pensavo a quelle citate da Dante nella Commedia (lonza, leone, lupa), in parole poverissime: una bestia feroce:-)

ciao,

witchblue ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
witchblue ha detto...

Anch'io trovo che i racconti di Fabio si leggano con una certa pacatezza, che ti dici "va beh non è per niente cruento..." e poi....zac! Ti arriva il colpo di scena che ti fa sobbalzare! :)

Fabio Marangoni ha detto...

Grazie mille anche a te streghetta,

il mio intento nello scrivere questi raccontini è proprio creare quel "zac!" finale, nell'ultima riga o quasi, non è sempre facile, ma sapere dai vostri commenti di esserci riuscito ancora una volta... soddisfa;-)

ciao,